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MacroEconomia

La debolezza del dollaro vs un euro inspiegabilmente forte

Il dollaro contro l’Euro ormai viaggia a 1,22 e sembra non fermare la sua debolezza.

Questo comporta una sofferenza nei portafogli che contengono la valuta Americana perchè, nonostante tutto quel che può sembrare, gli asset più importanti in termine di capitalizzazione e innovazione sono quotati a Wall Street in dollari americani.

In parole semplici circa 60% dei titoli quotati anche all’interno dei fondi o ETF sono espressi in dollari e se questo scende, scende anche la loro quotazione.

Ma è davvero una perdita in conto capitale? No e ni questo caso si tratta di un miraggio monetario.

Le valute, come si può vedere dal grafico (dollaro vs Euro) sono destinate ad oscillare per bilanciare i deficit commerciali e sono movimenti naturali e frequenti.

La situazione odierna è simile al 2018 dove gli asset hanno sofferto non tanto per la discesa delle borse ma proprio per la debolezza della valuta americana.

Un investitore USA infatti non vede questa differenza o meglio vede un surplus di valore illusorio sugli asset Europei visto che dalla sua visuale vede un euro che si rafforza e quindi i suoi ETF o fondi che contengono azioni o obbligazioni in Euro salgono anche se le borse arrancano.

Nel breve periodo questa situazione può creare incertezza nell’animo dell’investitore ma nel lungo periodo la strategia di asset allocation pluriennale cancella o mitiga in maniera sostanziale e le oscillazioni dei cambi.

Quale potrebbe essere la battuta d’arresto di questo indebolimento? Forse, se guardiamo al 2018 la quota è 1,25 per poi tornare a rafforzarsi.

Ormai quindi ci siamo e come sempre, anche questa è un’occasione per investire nel lungo periodo approfittando di questa, ripeto, illusione monetaria che potrebbe rappresentare un piccolo vantaggio.

La diversificazione attuata in modo scientifico paga sempre con asset in contrapposizione tra loro e quindi decorrelati i quali permettono di attenuare gli effetti di brevissimo termine.

Chi sta investendo in modalità “accumulo” è un momento propizio.

 

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MacroEconomia

E-commerce: in crescita, nel 2022 nei paesi emergenti varrà 4000 miliardi

L’e-commerce in Italia cresce del 15% anche quest’anno in termini di volumi d’affari con un valore di acquisti che sfiora i 27 miliardi.

Nei Paesi sviluppati, l’acquisto online ormai rappresenta un mercato consolidato destinato a cresce a ritmi sostenuti ma non rappresenta una novità assoluta se pur ancora stupefacente.

Immaginiamoci di tornare indietro di 15-20 anni e pensare alle scelte che avremmo fatto nei nostri portafogli.

Avremmo inserito aziende dedicate all’ e-commerce e sviluppo (uno non esiste senza l’altro) di reti sempre più veloci di connessione?

Oggi titoli come Amazon sono famosi e il loro business ben definito e anzi già in fase di diversificazione come l’offerta “entertainment” con la piattaforma Prime Video e la produzione di film.

ma se tornassimo indietro, ripeto, li acquisteremmo? Credo che nessuno possa rispondere negativamente a questa ipotesi del tutto fantasiosa perchè non si può viaggiare indietro nel tempo, ma si può per esempio azzardare che questo trend secolare si possa ripetere con la stessa ampiezza se non superiore nei mercati che ancora hanno arretratezza nei sistemi informatici e di connessione.

Insomma il futuro del nostro recente passato si può ripetere nei mercati emergenti soprattutto africani.

(fonte dcommerce) “Ma nelle economie emergenti, il commercio elettronico è destinato a registrare un vero e proprio boom, dove si prevede da qui al 2022 una crescita sostenuta degli utilizzatori di smartphone, che sarà un fattore abilitante per l’impennata delle vendite di beni e servizi online. A prevederlo è una recente ricerca di The Boston Consulting Group, che parla di una crescita degli utenti internet in quelle regioni dai 2,1 miliardi di persone del 2017 ai tre miliardi del 2022, pari a tre volte il numero degli utenti attivi nelle economie sviluppate. Di conseguenza il valore della spesa influenzata dalla rete si aggirerà intorno ai 4mila miliardi di dollari”

Ma quali aziende scegliere in questo settore così difficile?

Vale la pena di fare stock picking e quindi avventurarsi nella selezione singola con le informazioni magari trovare su google?

Lo sconsiglio.

Esistono selezioni di fondi attivi ma anche alcuni ETF passivi a costi davvero molto competitivi, disponibili come è noto a tutti, per essere “inside” the next boom.

Senza svelarne il nome, propongo invece la composizione di un indice che registra la crescita di questo settore proprio in questi Paesi (e non solo) appena elencati.

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La politica. Quanto incide sul risultato dei tuoi investimenti?

Le elezioni per il POTUS si sono appena concluse.

Anzi no.

Sono totalmente in corso e non è per niente la prima volta. Infatti il sistema di elezione semi-diretta del Presidente degli USA è stato concepito sulla falsariga dell’elezione del Doge Veneto. Fu infatti Benjamin Franklin che venne a Venezia per studiarne il sistema istituzionale poco prima dell’abdicazione per mano napoleonica della Repubblica Veneta, compreso quel particolare sistema elettorale di designazione della più alta carica della Repubblica che per molti secoli aveva permesso ad una comunità di vivere sostanzialmente in armonia, nel progresso sociale ed economico; e tale osservazione contribuì in qualche misura ad introdurre un sistema simile per l’elezione del Presidente della Federazione Americana.

“Ballots” infatti (le schede elettorali) deriva da “balota” (in lingua veneta) e cioè una via di mezzo fra pallina (“baléta”) e palla (“bàla”) in lingua italiana. Quelle stesse “palle” che venivano messe nell’urna e poi venivano estratte da un bambino secondo un rigido e articolato procedimento regolato da un protocollo trasparente che, con un complesso algoritmo di esclusioni incrociate, eleggeva il Doge.

Il meccanismo era stato inventato così complicato per evitare accordi sottobanco dei partiti e frodi nel voto – i cosiddetti “brogli”, definiti con questo termine perché maturavano nel “brolo” (cortile interno) di Palazzo Ducale – in modo che il Doge fosse davvero eletto quasi casualmente, o comunque nel modo più imparziale e meno arbitrario possibile. L’unico che poteva protestare per la sua elezione, nel caso ve ne fossero le ragioni, era il popolo che all’esposizione del nuovo Doge poteva dissentire con fischi e rumoreggiamenti.

Venendo alla cronaca del 3 novembre, il risultato è momentaneamente a favore dello sfidante del POTUS in carica, il quale ha annunciato una verifica contro presunti brogli in grande stile. Corte Suprema Federale e organismi di indagine sono sul campo.

Ufficialmente, quindi, e fino al 20 gennaio c’è un solo Presidente, come per ogni elezione oltretutto, ed è Donald Trump.

I mercati immersi in tanta incertezza dovrebbero crollare, giusto?

No. I mercati sembrano non interessati, se non in qualche piccolo movimento giornaliero apparentemente volatile.

Allora cosa può succedere se vince Biden o Trump?

Ovviamente non sta al sottoscritto fare previsioni sull’andamento delle borse, perchè in questo momento è impossibile, ma possiamo invece riflettere sia sul grafico in evidenza che oggi propongo, sia su un altro fattore molto importante.

I tassi sui titoli obbligazionari sono a ZERO o sotto. Questo scenario è totalmente nuovo nella storia dell’economia, il che significa che è come essere sbarcati su Marte e cercare l’acqua potabile.

Ergo: non ci sono alternative all’assunzione di un certo rischio, da gestire con molta attenzione.

E, su questo, San Marco Capital ha le idee chiarissime, avendo gli strumenti e l’esperienza per gestire questo momento di incertezza, ma anche di grande opportunità.

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La libertà è economica o non è libertà

Il cerchio delle libertà perdute si sta stringendo in un cappio mortale.

In tutto il mondo la spirale violenta fasciocomunista sta apparentemente guadagnando posizioni con i favori di governi deboli a causa della loro dipendenza (come una droga) da interventi di liquidità esterni, incapaci gli stessi di diminuire la spesa pubblica inefficiente, clientelare e parassitaria.

Il caso Italia è emblematico e preoccupante, più di altre situazioni.

Il gioco della minaccia di “tirare giù tutto” a livello Europeo in effetti è una sfida al prestatore di ultima istanza, il pusher dei pusher, sua Regalità la Banca centrale Europea.

Uno stranissimo e bizzaro unicum storico la moneta Europea (un paniere di monete) nato appunto non come moneta di uno stato sovrano ma bensì da un algoritmo di fusione tra diverse valute che ancora oggi ne compongono la struttura.

Perchè la BCE è il pusher dei pusher? Perchè droga economie senza alcun precedente nella storia economica ma ha anche una nuova caratteristica. Non deve rispondere delle sue azioni a nessun governo politico.

La chiamano indipendenza della banca centrale e la parola altisonante è molto apprezzata negli ambienti keynesiani (tutto il mainstream) ma nasconde un pericolo di egemonia e dipendenza ad essa che rappresenta il vero tallone d’Achille per le economie europee.

Nulla si crea e nulla si distrugge (dal famoso postulato di Lavoisiere) ma tutto si trasforma.

Una legge universale cioè che regola l’universo e quindi appartiene alla sfera delle leggi naturali.

Sfugge a questo postulato solo Dio che invece crea e distrugge secondo uno schema salvifico e per il bene dei suoi figli.

Ma oltre a Dio, e probabilmente qualcuno inizia a crederci veramente, c’è la banca centrale.

Dal nulla crea denaro (che molti confondono con ricchezza) per acquistare titoli tossici di emittenti che continuano ad aumentare la spesa pubblica approfittando di questa distorsione prismatica.

Il mito degli alchimisti finalmente realizzato.

La lunga ricerca è finita.

Re Mida è un dilettante.

La bolla finanziaria prossima ventura verrà proprio dall’atteggiamento supra et contra legem naturale delle banche centrali (in particolare a noi interessa soprattutto la BCE).

Anche la BCE come la moneta che crea dal nulla, è un comitato di banche centrali socie che hanno rinunciato alla loro sovranità e anche questo è un unicum storico bizzarro.

Ora, lungi da me essere scambiato od equivocato come un sovranista monetario pro ritorno alla lira, non è questo il punto.

L’Italia non può farcela se non cambia la struttura della sua spesa pubblica diminuendola di moltissimo, cancellando molte norme che tengono in piedi e ne giustificano l’esistenza.

La chiamano sburocratizzazione e la stanno pensando e attuando gli italo-burocrati assieme agli Euro-burocrati.

Se i primi sono nipotini, i secondi sono i nonni espertissimi in materia di asfissia legislativa.

Figurarsi se cancelleranno l’unico motivo del loro stesso stipendio!

Un paese, l’italia, dove nel listino della borsa di Milano i migliori titoli del 2019 a livello di performance sono stati i monopolisti di reti di distribuzione energetica, ferroviaria, telefonica e dati a scapito delle imprese private quotate, la dice lunga sulla situazione che dovremmo affrontare a breve.

La BCE continuerà a stampare fake money per acquistare fake bonds italiani (e non solo)?

Si e continuerà a farlo finché non arriverà il “giorno dei giorni” e allo scoppio tremendo della bolla da essa creata, andrà addirittura all’incasso sugli asset dei privati, colpevoli, (vedrete che andrà così) di essere la causa del più grande botto del secolo.

La limitazione del contante, la fortissima regolamentazione e quindi controllo del sistema monetario e finanziario è una gabbia legislativa dalla quale non ne usciremo interi.

Le banche commerciali sono costrette a seguire l’elefante nel negozio di cristalleria perchè anch’esse non hanno scampo di poter fare business diverso.

La BCE le tratta come clienti e ne esige poi una fee attivata con i tassi negativi sui loro depositi presso di essa.

Poche banche molto grandi e poco concorrenti tra loro (cartelli) , limitazione delle libertà individuali e naturali per chi fa impresa, limitazione della detenzione di denaro contante, iper legislazione a favore dei cartelli di distribuzione di prodotti finanziari, imbrigliano la società produttiva portandola al collasso.

In Venezuela è iniziata così.

Il Paese con più riserve al mondo di petrolio non ha benzina alle pompe e la sua moneta, per i meccanismi appena descritti, vale meno del suo valore cartaceo al macero.

Una nota positiva?

Si ed è la seguente: tutti i modelli che si basano sulla teoria di Keynes (molte volte da lui stesso abiurata come teoria filosofica e non economica visto che non era economista) danno sostanzialmente lo stesso risultato e cioè non funzionano.

La scusa di applicare questi modelli teorici giustifica però un’alta spesa pubblica per consentire l’attivazione della famigerata Leva Keynesiana sulla crescita del PIL.

Non è così e ne abbiamo esempi concreti evidenti e fallimentari in termini di sviluppo economico e sociale nonché culturale.

Quando durano questi processi di autocoscienza?

Dal minimo di 20 per l’applicazione aggressiva e convinta a 60 anni circa per quelli più blandi appoggiati su un piano inclinato saponato.

I popoli riescono ad affrancarsi da questa moderna barbarie finanziaria?

Difficile, visto l’elevata età media e la propensione dei giovani al “peace and love” piuttosto che alla sacrosanta rivoluzione.

Ma l’individuo può molto.

Oggi con le tecnologie e la cultura economica superiore rispetto al passato può salvarsi.

Deve agire in anticipo e mettere al riparo i suoi asset famigliari per poi utilizzarli per risollevare l’economia distrutta quando la follia uraganica che si abbatterà avrà terminato i suoi nefasti effetti.

Si dice infatti : uomo (donna) avvisato, mezzo salvato.

Non si dice popolo avvisato mezzo salvato.

God bless us.