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MacroEconomia

E-commerce: in crescita, nel 2022 nei paesi emergenti varrà 4000 miliardi

L’e-commerce in Italia cresce del 15% anche quest’anno in termini di volumi d’affari con un valore di acquisti che sfiora i 27 miliardi.

Nei Paesi sviluppati, l’acquisto online ormai rappresenta un mercato consolidato destinato a cresce a ritmi sostenuti ma non rappresenta una novità assoluta se pur ancora stupefacente.

Immaginiamoci di tornare indietro di 15-20 anni e pensare alle scelte che avremmo fatto nei nostri portafogli.

Avremmo inserito aziende dedicate all’ e-commerce e sviluppo (uno non esiste senza l’altro) di reti sempre più veloci di connessione?

Oggi titoli come Amazon sono famosi e il loro business ben definito e anzi già in fase di diversificazione come l’offerta “entertainment” con la piattaforma Prime Video e la produzione di film.

ma se tornassimo indietro, ripeto, li acquisteremmo? Credo che nessuno possa rispondere negativamente a questa ipotesi del tutto fantasiosa perchè non si può viaggiare indietro nel tempo, ma si può per esempio azzardare che questo trend secolare si possa ripetere con la stessa ampiezza se non superiore nei mercati che ancora hanno arretratezza nei sistemi informatici e di connessione.

Insomma il futuro del nostro recente passato si può ripetere nei mercati emergenti soprattutto africani.

(fonte dcommerce) “Ma nelle economie emergenti, il commercio elettronico è destinato a registrare un vero e proprio boom, dove si prevede da qui al 2022 una crescita sostenuta degli utilizzatori di smartphone, che sarà un fattore abilitante per l’impennata delle vendite di beni e servizi online. A prevederlo è una recente ricerca di The Boston Consulting Group, che parla di una crescita degli utenti internet in quelle regioni dai 2,1 miliardi di persone del 2017 ai tre miliardi del 2022, pari a tre volte il numero degli utenti attivi nelle economie sviluppate. Di conseguenza il valore della spesa influenzata dalla rete si aggirerà intorno ai 4mila miliardi di dollari”

Ma quali aziende scegliere in questo settore così difficile?

Vale la pena di fare stock picking e quindi avventurarsi nella selezione singola con le informazioni magari trovare su google?

Lo sconsiglio.

Esistono selezioni di fondi attivi ma anche alcuni ETF passivi a costi davvero molto competitivi, disponibili come è noto a tutti, per essere “inside” the next boom.

Senza svelarne il nome, propongo invece la composizione di un indice che registra la crescita di questo settore proprio in questi Paesi (e non solo) appena elencati.

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Frontiera dei rendimenti

Alla ricerca di rendimenti. Il segmento ESG. Scopriamo di cosa si tratta.

Environment.

Social

Governance

Questa nuova categoria identifica 3 indicatori utilizzati dai gestori (sicav ed ETF) per scegliere le aziende da inserire nei portafogli dei fondi socialmente responsabili.

Cosa significa nella pratica?

la più diffusa pratica di selezione è l’esclusione di titoli che sono nel settore tabacco, armi, pornografia, alcol.

Poi esiste un secondo filtro da applicare a questo insieme già depurato e cioè l’impatto ambientale, sociale e di governance delle aziende e degli Stati in cui investe (Esg appunto). La scelta è basata su un’analisi extrafinanziaria che, per quanto riguarda l’ambiente, valuta per esempio le emissioni di CO2.

Infine, il terzo passo è verificare se il gestore, oltre a dati e analisi interne, si appoggia ad agenzie di rating etico e società di consulenza. Incrociando i dati extrafinanziari, interni ed esterni, si realizza infatti una migliore valutazione delle singole aziende

Si sta arrivando ad una Ecolabel per aziende e relativi prodotti che rispettano questo tipo di caratteristiche.

A breve quindi avremo già una sorta di marchio o certificazione sintetica che ci indicherà questo tipo di selezione.

Ma a livello di rendimenti queste aziende già certificate come sono andate fino ad oggi?

Lo possiamo vedere dal grafico in evidenza.

Questo tipo di selezione, al di la dei suoi aspetti etici (molto importanti che lascio alla sensibilità individuale) è possibile effettuarla anche con una selezione molto ampia di ETF.

I risultati sono molto incoraggianti.

San Marco Capital ha le competenze e la tecnologia per costruire portafogli che rispettano queste caratteristiche già oggi.

 

 

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MacroEconomia

La politica. Quanto incide sul risultato dei tuoi investimenti?

Le elezioni per il POTUS si sono appena concluse.

Anzi no.

Sono totalmente in corso e non è per niente la prima volta. Infatti il sistema di elezione semi-diretta del Presidente degli USA è stato concepito sulla falsariga dell’elezione del Doge Veneto. Fu infatti Benjamin Franklin che venne a Venezia per studiarne il sistema istituzionale poco prima dell’abdicazione per mano napoleonica della Repubblica Veneta, compreso quel particolare sistema elettorale di designazione della più alta carica della Repubblica che per molti secoli aveva permesso ad una comunità di vivere sostanzialmente in armonia, nel progresso sociale ed economico; e tale osservazione contribuì in qualche misura ad introdurre un sistema simile per l’elezione del Presidente della Federazione Americana.

“Ballots” infatti (le schede elettorali) deriva da “balota” (in lingua veneta) e cioè una via di mezzo fra pallina (“baléta”) e palla (“bàla”) in lingua italiana. Quelle stesse “palle” che venivano messe nell’urna e poi venivano estratte da un bambino secondo un rigido e articolato procedimento regolato da un protocollo trasparente che, con un complesso algoritmo di esclusioni incrociate, eleggeva il Doge.

Il meccanismo era stato inventato così complicato per evitare accordi sottobanco dei partiti e frodi nel voto – i cosiddetti “brogli”, definiti con questo termine perché maturavano nel “brolo” (cortile interno) di Palazzo Ducale – in modo che il Doge fosse davvero eletto quasi casualmente, o comunque nel modo più imparziale e meno arbitrario possibile. L’unico che poteva protestare per la sua elezione, nel caso ve ne fossero le ragioni, era il popolo che all’esposizione del nuovo Doge poteva dissentire con fischi e rumoreggiamenti.

Venendo alla cronaca del 3 novembre, il risultato è momentaneamente a favore dello sfidante del POTUS in carica, il quale ha annunciato una verifica contro presunti brogli in grande stile. Corte Suprema Federale e organismi di indagine sono sul campo.

Ufficialmente, quindi, e fino al 20 gennaio c’è un solo Presidente, come per ogni elezione oltretutto, ed è Donald Trump.

I mercati immersi in tanta incertezza dovrebbero crollare, giusto?

No. I mercati sembrano non interessati, se non in qualche piccolo movimento giornaliero apparentemente volatile.

Allora cosa può succedere se vince Biden o Trump?

Ovviamente non sta al sottoscritto fare previsioni sull’andamento delle borse, perchè in questo momento è impossibile, ma possiamo invece riflettere sia sul grafico in evidenza che oggi propongo, sia su un altro fattore molto importante.

I tassi sui titoli obbligazionari sono a ZERO o sotto. Questo scenario è totalmente nuovo nella storia dell’economia, il che significa che è come essere sbarcati su Marte e cercare l’acqua potabile.

Ergo: non ci sono alternative all’assunzione di un certo rischio, da gestire con molta attenzione.

E, su questo, San Marco Capital ha le idee chiarissime, avendo gli strumenti e l’esperienza per gestire questo momento di incertezza, ma anche di grande opportunità.

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I costi della performance

Quanto incide il costo del prodotto finanziario sulla performance?

La mente umana non è costruita per fare calcoli geometrici.

Il nostro cervello infatti non riesce, oltre un certo numero di periodi, a calcolare con precisione operazioni che prevedono l’elevazione a potenza. Questo può sembrare un aspetto di poco conto ma che invece è determinante per le strategie di vendita dei prodotti finanziari.

Questa considerazione è davvero importante anche se non sembra proprio perchè rientra nel lato oscuro (dark side) delle strategie di costruzione e vendita.

Affermare che un risparmio del 1,5% all’anno può sembrare una cosa di poco conto perchè facilmente il calcolo viene subito effettuato dal nostro cervello su base annua in modalità “semplice” e non “composta”.

Quando superiamo i 5-6 periodi di osservazioni (potrebbero essere facilmente nel nostro caso gli anni), iniziamo a non calcolare correttamente il risultato che è invece eclatante.

Qui di seguito porto un esempio.

I dati di questo esperimento (sono solo ipotesi di calcolo):

100’000 capitale iniziale. Rendimento 5%

Costo medio risparmio gestito attivo 2%

Costo medio risparmio gestito ETF 0,5%

Differenza alla fine di 120 mesi (10 anni) sono ben 22’413.- a favore di un portafoglio a basso costo.

Significa che a parità di rendimento del mercato, su questa ipotesi “scolastica” uno dei due investitori dopo 120 mesi (10 anni) avrebbe conseguito senza sforzo il 22,413% complessivamente in più rispetto all’investitore con invece un costo interno del suo portafoglio più elevato.

Non dobbiamo quindi sottovalutare le apparenti piccole differenze di costo annue perché nel lungo periodo possono essere determinanti per la vostra felicità finanziaria.

 

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I costi della performance

La dis-intermediazione è un fatto evolutivo . Vol. 1

Ci sono due soggetti davvero indispensabili nel mercato.

Produttori e consumatori oppure meglio definiti come venditori e compratori o meglio ancora “produttori di soddisfazioni emotive” e ” ricercatori di soddisfazioni emotive”.

Tra i due soggetti, indispensabili per la creazione nel meccanismo non violento del libero scambio, si sono sedimentati, nei secoli una serie di figure intermedie che per vari motivi hanno trovato la loro utilità nel mezzo di questi processi fluidi e liberi.

Gli intermediari appunto.

Cercando di tradurre in maniera semplice un concetto che è già di per se semplice, il mondo occidentale, faro di civiltà passata, presente e futura, si è affrancato dal Principe e dal latifondo e quindi dalla schiavitù, aprendosi alla convenienza del mercato.

Da pochissimi proprietari di terra e uomini (e donne ovviamente), ad una diffusa micro proprietà privata che ha aumentato in maniera incredibile l’efficienza produttiva della terra e del benessere dell’essere umano.

Nonostante l’inframmezzarsi di sanguinose guerre condotte dagli apparati militari dei Re e poi continuate con la creazione degli Stati ottocenteschi (il concetto è stato sostituire un monarca con una oligarchia elettiva), 3 parametri sono inconfutabilmente migliorati in modo esponenziale:

– la crescita demografica

– l’aumento della vita media

– l’aumento della speranza di vita neonatale

– l’aumento del benessere pro-capite

– l’aumento di soggetti che sono usciti dalla “fame” (inteso come bene di primissima necessità)

– l’aumento della libertà individuale

Quindi possiamo dire che la dis-intermediazione tra produttori e consumatori del monarca ha creato questo ambiente ideale per l’affermazione del Capitalismo o free-market.

La concorrenza tra produttori ha spinto i prezzi al ribasso e l’aumento quindi della ricchezza disponibile ai consumatori ha aumentato in loro la consapevolezza di potersi autodeterminare, scegliendo per esempio se fosse il caso di non mangiare solo polenta ma anche carne.

L’umanità ha trovato quindi il suo migliore (non in assoluto perchè non possiamo sapere cosa ci riserva il futuro) assetto pacifico.

Chi fa affari volontariamente non ha tempo di fare guerre.

Non è conveniente.

Sappiamo che il mercato ha delle regole ferree e codificate da comportamenti naturali, risponde cioè alle leggi della natura e non a quelle positive che spesso invece ne mettono in difficoltà il funzionamento stesso e costringono il legislatore a continui correttivi, aumentandone fatalmente i danni.

Capito il concetto di inutilità o meglio di ostacolo allo sviluppo sociale dell’intermediario (monarca, Stato etc), la natura però del soggetto che crede di poter sovvertire le leggi naturali del libero scambio è dura a morire.

Esiste un soggetto che trasversalmente non vuole competere, non vuole guadagnarsi “la gloria” dell’utilità nel mondo ma bensì vuole approfittare della ricchezza che viene generata dal libero scambio senza però averne il merito.

Questo soggetto, influenza il manipolo di persone elette a legiferare, per crearsi una fittizia utilità nel flusso produttori-consumatori.

Proviamo a pensare all’attuale sistema bancario che è riuscito caparbiamente a diventare l’unico soggetto economico deputato a fare da clearing house tra produttori e consumatori.

Con la promessa di lautissimi guadagni (ingiustificati) questo intermediario oggi controlla e si fa controllare da altri intermediari sopra di lui, la vita stessa dei cittadini.

Oggi le banche vendono perfino biciclette, abbonamenti a pay-tv, cucine, immobili, assicurazioni, e fondi di investimento.

Il costo della gestione del risparmio in Italia è tra le più alte al mondo.

Il Rapporto Bankitalia del 2016 dichiara che una gestione flessibile (quindi un mix tra prodotti obbligazionari ed azionari equamente pesati) costa mediamente al consumatore il 2,34% all’anno.

Su 1 milione 29’400 sono di costo ogni anno. Su 3 anni per esempio sono 88’200 a prescindere dalla performance o meno soddisfacente del prodotto.

Di questi costi nelle reti di distribuzioni, solitamente, il 40% rimane al produttore, e agli intermediari il resto, cioè la fetta preponderante.

Ma le banche e le SGR investono in questi strumenti i loro soldi?

No.

Usano gli ETF che hanno un costo senza intermediari (e disponibili a tutti) dello 0,07% (per esempio Vanguard S&P 500 ETF) sempre dal rapporto Bankitalia del 2016.

Significa una performance certa, a parità e di coerenza con il mercato di riferimento, dello 2,27% all’anno a favore del risparmiatore.

Fatevi i conti in tasca.

Questo argomento merita però di essere approfondito in un altro articolo prossimamente nel quale tenterò di spiegarvi che non avete bisogno di loro (sistema di intermediazione bancaria) per farvi gestire i soldi in maniera semplice ed efficace.

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MacroEconomia

La libertà è economica o non è libertà

Il cerchio delle libertà perdute si sta stringendo in un cappio mortale.

In tutto il mondo la spirale violenta fasciocomunista sta apparentemente guadagnando posizioni con i favori di governi deboli a causa della loro dipendenza (come una droga) da interventi di liquidità esterni, incapaci gli stessi di diminuire la spesa pubblica inefficiente, clientelare e parassitaria.

Il caso Italia è emblematico e preoccupante, più di altre situazioni.

Il gioco della minaccia di “tirare giù tutto” a livello Europeo in effetti è una sfida al prestatore di ultima istanza, il pusher dei pusher, sua Regalità la Banca centrale Europea.

Uno stranissimo e bizzaro unicum storico la moneta Europea (un paniere di monete) nato appunto non come moneta di uno stato sovrano ma bensì da un algoritmo di fusione tra diverse valute che ancora oggi ne compongono la struttura.

Perchè la BCE è il pusher dei pusher? Perchè droga economie senza alcun precedente nella storia economica ma ha anche una nuova caratteristica. Non deve rispondere delle sue azioni a nessun governo politico.

La chiamano indipendenza della banca centrale e la parola altisonante è molto apprezzata negli ambienti keynesiani (tutto il mainstream) ma nasconde un pericolo di egemonia e dipendenza ad essa che rappresenta il vero tallone d’Achille per le economie europee.

Nulla si crea e nulla si distrugge (dal famoso postulato di Lavoisiere) ma tutto si trasforma.

Una legge universale cioè che regola l’universo e quindi appartiene alla sfera delle leggi naturali.

Sfugge a questo postulato solo Dio che invece crea e distrugge secondo uno schema salvifico e per il bene dei suoi figli.

Ma oltre a Dio, e probabilmente qualcuno inizia a crederci veramente, c’è la banca centrale.

Dal nulla crea denaro (che molti confondono con ricchezza) per acquistare titoli tossici di emittenti che continuano ad aumentare la spesa pubblica approfittando di questa distorsione prismatica.

Il mito degli alchimisti finalmente realizzato.

La lunga ricerca è finita.

Re Mida è un dilettante.

La bolla finanziaria prossima ventura verrà proprio dall’atteggiamento supra et contra legem naturale delle banche centrali (in particolare a noi interessa soprattutto la BCE).

Anche la BCE come la moneta che crea dal nulla, è un comitato di banche centrali socie che hanno rinunciato alla loro sovranità e anche questo è un unicum storico bizzarro.

Ora, lungi da me essere scambiato od equivocato come un sovranista monetario pro ritorno alla lira, non è questo il punto.

L’Italia non può farcela se non cambia la struttura della sua spesa pubblica diminuendola di moltissimo, cancellando molte norme che tengono in piedi e ne giustificano l’esistenza.

La chiamano sburocratizzazione e la stanno pensando e attuando gli italo-burocrati assieme agli Euro-burocrati.

Se i primi sono nipotini, i secondi sono i nonni espertissimi in materia di asfissia legislativa.

Figurarsi se cancelleranno l’unico motivo del loro stesso stipendio!

Un paese, l’italia, dove nel listino della borsa di Milano i migliori titoli del 2019 a livello di performance sono stati i monopolisti di reti di distribuzione energetica, ferroviaria, telefonica e dati a scapito delle imprese private quotate, la dice lunga sulla situazione che dovremmo affrontare a breve.

La BCE continuerà a stampare fake money per acquistare fake bonds italiani (e non solo)?

Si e continuerà a farlo finché non arriverà il “giorno dei giorni” e allo scoppio tremendo della bolla da essa creata, andrà addirittura all’incasso sugli asset dei privati, colpevoli, (vedrete che andrà così) di essere la causa del più grande botto del secolo.

La limitazione del contante, la fortissima regolamentazione e quindi controllo del sistema monetario e finanziario è una gabbia legislativa dalla quale non ne usciremo interi.

Le banche commerciali sono costrette a seguire l’elefante nel negozio di cristalleria perchè anch’esse non hanno scampo di poter fare business diverso.

La BCE le tratta come clienti e ne esige poi una fee attivata con i tassi negativi sui loro depositi presso di essa.

Poche banche molto grandi e poco concorrenti tra loro (cartelli) , limitazione delle libertà individuali e naturali per chi fa impresa, limitazione della detenzione di denaro contante, iper legislazione a favore dei cartelli di distribuzione di prodotti finanziari, imbrigliano la società produttiva portandola al collasso.

In Venezuela è iniziata così.

Il Paese con più riserve al mondo di petrolio non ha benzina alle pompe e la sua moneta, per i meccanismi appena descritti, vale meno del suo valore cartaceo al macero.

Una nota positiva?

Si ed è la seguente: tutti i modelli che si basano sulla teoria di Keynes (molte volte da lui stesso abiurata come teoria filosofica e non economica visto che non era economista) danno sostanzialmente lo stesso risultato e cioè non funzionano.

La scusa di applicare questi modelli teorici giustifica però un’alta spesa pubblica per consentire l’attivazione della famigerata Leva Keynesiana sulla crescita del PIL.

Non è così e ne abbiamo esempi concreti evidenti e fallimentari in termini di sviluppo economico e sociale nonché culturale.

Quando durano questi processi di autocoscienza?

Dal minimo di 20 per l’applicazione aggressiva e convinta a 60 anni circa per quelli più blandi appoggiati su un piano inclinato saponato.

I popoli riescono ad affrancarsi da questa moderna barbarie finanziaria?

Difficile, visto l’elevata età media e la propensione dei giovani al “peace and love” piuttosto che alla sacrosanta rivoluzione.

Ma l’individuo può molto.

Oggi con le tecnologie e la cultura economica superiore rispetto al passato può salvarsi.

Deve agire in anticipo e mettere al riparo i suoi asset famigliari per poi utilizzarli per risollevare l’economia distrutta quando la follia uraganica che si abbatterà avrà terminato i suoi nefasti effetti.

Si dice infatti : uomo (donna) avvisato, mezzo salvato.

Non si dice popolo avvisato mezzo salvato.

God bless us.

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I costi della performance

I fondi “attivi” che non battono il mercato “passivo” per definizione

E’ una antica verità che molti consulenti finanziari conoscono ma che nessuno dei venditori ha il coraggio di ammettere.

Tanto meno di ammetterlo davanti al cliente.